Rientro in Italia dopo settimane trascorse a Londra a fotografare con una domanda persistente: che cosa rimane delle nostre fotografie? Qual è la traiettoria della loro vita “terrena”, quando la sovraesposizione social le costringe in contenitori progettati per generare meme, pubblicità e distopia visiva?
Sia ben chiaro: ne parlo da diretto interessato e utilizzatore di Instagram (a volte quasi compulsivo), ma anche, nel mio piccolo, da educatore che osserva in prima persona il cammino di chi muove i primi passi nella fotografia.
I tempi sono cambiati, e come diceva il teorico della comunicazione John Culkin: “Noi plasmiamo i nostri strumenti e, in seguito, i nostri strumenti plasmano noi”.
Abbiamo creato le piattaforme social come strumento per condividere, ma ora è l’architettura di quei contenitori a plasmare il nostro modo di guardare, scattare e persino concepire un’immagine.
La domanda che continuo a pormi è: Instagram è un luogo adatto alle immagini o alle fotografie?
Come tutti i tool tecnologici, i social portano in dote cose positive, sarebbe fazioso negarlo, ma stanno anche cambiando i paradigmi, sostituendo il valore con la validazione, fagocitando in sé dati e sputando fuori trend, mode, cloni.
Siamo sicuri che una piattaforma algoritmica che si basa sul retention time (il tempo speso con lo sguardo incollato allo schermo) sia la piattaforma giusta per mostrare il nostro lavoro, regalato a una slot machine virtuale che ci paga in dopamina?
Potrebbe sembrare fino a qua un discorso da vecchio borbottone, ma quello che vedo è un meccanismo perlomeno strano.
Questo breve testo non darà alcuna risposta, ma anzi pone delle domande:
Parlare di fotografia senza avere un percorso maturo è sinonimo di grande libertà o crea grande confusione?
Seguire la validazione virtuale senza essersi mossi nel mondo reale (stampe, mostre, pubblicazioni) può creare insoddisfazione, rabbia, invidia nella mente di chi si sta avvicinando alla fotografia?
Relegare la fotografia a una gara a premi sicuramente avvicina un pubblico più ampio, ma è un modello funzionale a lungo termine?
Ai posteri l’ardua sentenza.

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