Incontri e Visioni

“Mareterno”: l’anima di Ostia, la fotografia a quattro mani e la nostra serata al Pigneto

Facciata Daylight School Pigneto con pubblico per presentazione Mareterno
Atmosfera notturna e pubblico all’esterno della Daylight School: l’attesa per ‘Mareterno’.

 

C’è un’idea romantica, ma forse un po’ superata, che vede il fotografo come un eterno lupo solitario. Eppure, quando due sguardi diversi si incrociano sullo stesso orizzonte, il risultato può essere molto più potente di una voce singola.

È esattamente quello che è successo con “Mareterno”, il progetto diValeria TofanellieLorenzo Catenache abbiamo ospitato l’altra sera aDaylight School.

Visitatrici sfogliano libro Mareterno tra opere Daylight School
Approfondire la lettura: visitatori con il libro ‘Mareterno’ tra le opere in mostra.

Chi vive a Roma sa cos’è Ostia, ma Valeria e Lorenzo in questo libro ne hanno tirato fuori un’anima diversa, quasi sospesa. “Mareterno” è un viaggio nel litorale romano vissuto fuori stagione, quando la folla dei bagnanti sparisce e restano le geometrie, le luci fredde, un’atmosfera metafisica e a tratti malinconica. Raccontare questo paesaggio a quattro mani, incastrando due stili e due sensibilità per farne un unico flusso visivo, è una sfida complessa che nel libro funziona alla perfezione.

Sala espositiva interna della Daylight School. Un visitatore osserva una fotografia incorniciata con cabine da spiaggia, mentre un altro, con giacca arancione, guarda un video su un monitor. Varie opere e persone nella stanza.
Il percorso espositivo: fotografie e video della mostra ‘Mareterno’.

Il libro stampato: prendersi il tempo di guardare

Vedere lanostra scuolariempirsi di persone curiose, che si fermano a sfogliare il libro e a parlarne faccia a faccia con Lorenzo e Valeria, è esattamente il motivo per cui abbiamo aperto questo spazio. Siamo abituati a divorare migliaia di immagini al giorno su schermi minuscoli, scivolando da una foto all’altra in frazioni di secondo.

Ma la fotografia autoriale ha bisogno di tempo. Toccare la carta, capire le scelte di impaginazione, discutere del perché un’immagine è finita accanto a un’altra in quella precisa sequenza narrativa: è una roba che non impari su nessun tutorial online. La presenza del libro fisico restituisce alla fotografia il suo peso e la sua dignità, obbligandoti a rallentare.

La mostra: espandere il racconto visivo

Per l’occasione non ci siamo limitati ad appoggiare qualche volume su un tavolo. Abbiamo trasformato la galleria della Daylight School in un’estensione fisica di “Mareterno”, perché volevamo che chi entrava fosse fisicamente circondato da quel senso di attesa e di salsedine invernale che trasuda dalle pagine.

L’allestimento, con le stampe fine art alternate a contenuti video, ha permesso di leggere il lavoro su più livelli. È un approccio che cerchiamo di mantenere costante nei nostri eventi a Roma: mostrare non solo le “belle foto” isolate, ma l’ossatura di un progetto solido, il modo in cui le immagini dialogano tra loro nello spazio espositivo e cambiano significato a seconda di come le posizioni.

Più di una scuola, un punto di ritrovo

Ospiti parlano fuori Daylight School per presentazione Mareterno
L’incontro tra ospiti e autori: conversazioni e condivisione.

Alla fine, però, la cosa più bella della serata sono state le chiacchiere nate per caso sul marciapiede fuori dalla scuola, con il viavai del Pigneto in sottofondo. Vedere addetti ai lavori, studenti e semplici appassionati confrontarsi in modo diretto, smontando e analizzando il lavoro appena visto, è la vera vittoria.

Una scuola di fotografianon deve essere solo un’aula sterile dove si spiegano diaframmi e composizione. Deve essere un punto di ritrovo, un laboratorio in cui la cultura visiva si respira e si condivide in modo orizzontale, senza piedistalli. Le serate come questa ci ricordano che il mezzo fotografico, per quanto nasca dallo scatto di una singola persona, ha un disperato bisogno di una comunità per restare vivo.