Entrare nel profondo della fotografia vuol dire nutrirsi delle geometrie e dei pattern compositivi che ci circondano.
Vi è mai capitato dopo qualche anno di esperienza di guardare il mondo in funzione del rettangolo fotografico che cattura la realtà? Lo studio dei grandi autori, la curiosità e l’educazione visuale ci fanno guardare ciò che circonda con un occhio diverso, un occhio fotografico.
Facciamo fotografia, ma perché questa o quella inquadratura, focale, angolazione, ci risultano conosciuti, al “posto giusto”? Le inquadrature, i pattern che le compongono non sono mai “nostre” ma fanno parte del bagaglio visivo che l’essere umano si porta dietro, una specie di memoria collettiva e conoscenza visiva, che si influenza e crea commistioni.
Ecco tre esempi in cui la visione dei grandi fotografi ha intercettato o dettato le regole visive di altre opere:
1. L’Ironia delle Geometrie: Luigi Ghirri e Garry Winogrand


Da una parte abbiamo l’estetica contemplativa, silenziosa e perfettamente simmetrica di Luigi Ghirri, che nel 1974 a Orbetello inquadra due palme perfette con una panchina al centro. Dall’altra, un fotogramma rubato da un video in cui Garry Winogrand, maestro dellastreet photographypiù frenetica e compulsiva, cattura esattamente lo stesso pattern compositivo sulla costa americana, con un uomo sdraiato a riempire il vuoto. Pur con approcci fotografici diametralmente opposti, entrambi gli autori attingono alla stessa memoria visiva, riconoscendo la medesima ironia surreale nel paesaggio ordinato.
2. Il Contrasto della Strada: Boogie e Mark Romanek (99 Problems)


La strada non ha bisogno di filtri estetizzanti per essere raccontata. Il fotografo Boogie ha documentato i quartieri più duri con un bianco e nero sgranato, crudo e ad altissimo contrasto, dove l’uso del flash ravvicinato non lascia scampo ai soggetti. Questa stessa estetica, priva di compromessi, è stata trasposta letteralmente nel celebre videoclip99 Problemsdi Jay-Z dal regista Mark Romanek. La scelta di replicare quel linguaggio visivo tipico del reportage più duro è ciò che conferisce alle immagini la loro spietata autenticità urbana.
3. L’Isolamento e il Paesaggio: Alec Soth e Joel ed Ethan Coen (Fargo)


Nel progetto documentario, il modo in cui il soggetto abita lo spazio è fondamentale. Le composizioni di Alec Soth nel Midwest americano, come la celebre casa galleggiante immersa nella neve in Minnesota, mostrano un paesaggio sterminato che schiaccia le fragili strutture umane. Il senso di isolamento totale e l’assenza di un orizzonte visibile (il cosiddetto effettowhiteout) sono stati ricreati millimetricamente dai fratelli Coen nel filmFargo. Il cinema, in questo caso, studia la fotografia documentaria per imparare a trasformare il vuoto e la luce piatta in elementi narrativi di pura alienazione.
Allenare lo sguardo non significa solo studiare la tecnica, ma imparare a riconoscere queste connessioni invisibili che legano le immagini tra loro. È questo il tipo di educazione visiva che cerchiamo di trasmettere aDaylight School: smontare le inquadrature per capire da dove vengono, per poi imparare a costruire le nostre.